I nostri Piatti
Cappelletti
I Tortellini a Reggio Emilia diventano Cappelletti. Il tortellino reggiano differisce dal bolognese fondamentalmente per il ripieno, cui manca la mortadella, e per la forma, in cui il buco centrale è meno evidente. Esistono in realtà tanti diversi ripieni, quante sono le azdore reggiane. C’è chi ne propone una versione ammodernata, con carni miste macinate (maiale, vitello e gallina) e soffritte nel burro ed un po’ di pangrattato, c’è invece chi si richiama all’autentica tradizione, utilizzando come carne lo stracotto o il bollito di manzo.
Lasagne
Lasagna è un termine che deriva dal latino “lasanum”, ovvero marmitta, per indicare un formato di pasta sfoglia, più o meno largo e quadrato, che andava lessato in pentola prima di essere alternato a vari condimenti e farce, per preparare pasticci da cuocere, nel forno.
Le lasagne, che sono note in tutta Italia, hanno origine emiliana e più precisamente bolognese, anche se in altre regioni ci sono piatti simili, come i timballi dell’Italia centrale.

Le lasagne danno lustro alla tradizione gastronomica petroniana, insieme alle tagliatelle ed ai tortellini. La prima testimonianza scritta risale ad una ricetta contenuta in un codice manoscritto del trecento, conservato alla Biblioteca Universitaria di Bologna. Dalla ricetta si evince che la sfoglia di queste lasagne medioevali era lessata nel brodo di carne o di cappone e non nell’acqua, e gli strati di pasta venivano foderati di un non meglio, precisato formaggio grasso.

Ben diverse sono le attuali e classiche lasagne alla bolognese, in cui la sfoglia è di colore verde grazie alle bietole o agli spinaci, la lessatura vien fatta in acqua bollente e la farcitura con ragù di carne alla bolognese e besciamella.
Prodotti senza nessun tipo di conservante.

Tortelli e Cappellacci
Un altro trait-d’union regionale sono i Tortelli, diffusi dal piacentino al bolognese, nelle due versioni più conosciute, di erbette (bietole) e zucca.

La tradizione di questa pasta ripiena è profondamente radicata nella cultura gastronomica emiliana; ne è dimostrazione la tradizione, ancora molto viva e sentita, della tortellata di S. Giovanni, il 24 di giugno, notte più breve dell’anno che segue il giorno con il sole più alto, la notte dei falò e della rugiada, delle streghe e degli innamorati, della raccolta delle erbe per i filtri d’amore, delle noci per il nocino e, naturalmente, delle scorpacciate di tortelli d’erbette.
Il tortello, come tipo di pasta ripiena, è quella che meglio si presta alle variazioni sul tema.
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Gnocchi
Gli gnocchi sono uno dei primi più caratteristici della tradizione italiana e presentano un infinito numero di varianti regionali. Anticamente si trattava di un semplice impasto di acqua e farina, che veniva tagliato a tocchetti, lessato, condito con varie salse o servito come accompagnamento di arrosti e cacciagione. L’introduzione della patata e di altri prodotti dall’America ha col tempo modificato tutte le abitudini alimentari, ed in particolare anche il modo di preparare gli gnocchi.

Semplificando possiamo dire che oggi ne esistono tre famiglie principali: alla piemontese (a base di sole patate e farina), alla veronese (patate, farina e uovo) e alla romana (a base di semolino, sono i più antichi).
La fantasia di cuochi e chef ha elaborato poi una quantità di ricette per realizzare gnocchi di ogni forma e colore, utilizzando gli ingredienti più diversi: zucca, spinaci, barbabietole, pane, formaggi e persino il fegato, secondo la tradizione austro-ungarica.
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Erbazzone Classico
Parlare di torte salate nella nostra città significa parlare di erbazzone. Che cosa mai sarebbe un reggiano senza erbazzone? I nostri concittadini sono pronti a mangiare erbazzone in qualunque ora del giorno ed in qualunque occasione: dalla colazione al bar, alla merenda, alle feste, fino ai pasti principali. Siamo talmente abituati all’erbazzone che taluni, poco pratici delle altrui cucine, sono convinti che in qualsiasi città del Bel Paese si possa mangiare un pezzo d’erbazzone. Il quale, invece, è solo e soltanto reggiano ed è da considerarsi una creazione originale della nostra tradizione gastronomica.

L’erbazzone condivide con le altre torte salate le umili origini, essendo fatto coi prodotti quotidiani della casa di campagna: farina e uova, lardo di maiale, aromi dell’orto come cipollotti, aglio e prezzemolo, oggigiorno verdure come bietole e spinaci, ma un tempo anche altre erbe selvatiche. L’erbazzone veniva cotto nel forno del pane in un grande stampo rotondo di rame, detto al sol. La pietanza era così popolare ed amata dai reggiani che, a fine ottocento, ci furono numerose gare di erbazzone indette dalle cooperative di consumo, con grande successo di pubblico
In dialetto l’erbazzone è lo scarpazzoun.
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